cuffie

Cuffie a padiglione o auricolari: quali sono le migliori per ascoltare la musica senza danneggiare l’udito

Le cuffie sono diventate un accessorio tecnologico quasi indispensabile per ognuno di noi. Qualche anno fa si utilizzavano soltanto per ascoltare la musica o per parlare brevemente al cellulare mentre si era alla guida, ma oggi, a causa della pandemia, sono diventate necessarie per riunioni di lavoro, sedute di laurea e videolezioni.

Con un paio di cuffie a testa (e un dispositivo a testa a cui collegarle), una famiglia può seguire separatamente una call di lavoro, una lezione di storia alle scuole medie e guardare una serie tv, tutto nella stessa casa, senza (quasi) disturbarsi a vicenda.

Nonostante negli ultimi mesi le cuffie siano state utilizzate più per necessità che per motivi di svago, il loro utilizzo principale è sempre quello di fruizione della musica, soprattutto tra i giovani. Tuttavia, un utilizzo scorretto di questi accessori può comportare gravi problemi uditivi: secondo una stima dell’UE, circa 10 milioni di persone rischiano la perdita dell’udito a causa di un uso improprio delle cuffie.

Quindi le cuffie sono dannose per l’udito? No, ma bisogna usarle correttamente. L’OMS consiglia di seguire la regola del 60:60, ossia sessanta minuti di utilizzo al 60% del volume. È necessario infatti fare una pausa per far riposare le orecchie di tanto intanto. Inoltre, per ascoltare la musica ad un volume adatto e goderci ugualmente ogni sfumatura sonora, vi consigliamo di acquistare un modello non troppo economico, che non vi costringa ad alzare il volume oltre il necessario per sentire meglio.

Un’altra domanda alla quale vogliamo rispondere è la seguente. Meglio le cuffie a padiglione o gli auricolari? Ecco i pro e i contro.

Cuffie a padiglione: vantaggi e svantaggi

Le cuffie a padiglione sono quelle che coprono interamente le orecchie e vengono utilizzate soprattutto per ascoltare la musica e, negli ultimi anni, per il gaming, ossia per giocare ai videogiochi online. Spesso infatti sono dotate di microfono incorporato.

I modelli più costosi sono progettati per risultare confortevoli anche dopo diverse ore di utilizzo, perché hanno un design ergonomico e l’imbottitura di qualità che non preme sulle orecchie. A livello di trasmissione del suono sono migliori dei modelli auricolari poiché il suono viene trasmesso alle orecchie in modo uniforme, come avviene quando non si utilizzano le cuffie.

Inoltre, proprio perché avvolgono tutto l’orecchio, coprono parzialmente anche i suoni esterni e in questo modo non è necessario alzare troppo il volume per riuscire a godersi la musica.

A livello di svantaggi, non si può certo negare che queste cuffie siano ingombranti e poco pratiche: è difficile portarle con sé e indossarle quando si è fuori casi. Inoltre, non tutte sono dotate di microfono, e pertanto non sono utilizzabili per le telefonate.

Auricolari: vantaggi e svantaggi

Le cuffie auricolari sono quelle che si inseriscono direttamente all’interno delle orecchie. Sono perfette per chi viaggia o è spesso fuori casa, perché hanno un ingombro minimo. Gli ultimi modelli sono piccolissimi e, soprattutto, wireless, cioè senza fili. Nonostante siano così piccole, sono un vero e proprio concentrato di tecnologia, studiato per offrire un ascolto ottimale sia della musica che delle conversazioni telefoniche. Tuttavia, proprio la natura del modello, ossia il fatto che va inserito all’interno dell’orecchio, risulta dannoso per l’udito, perché il suono viene trasmesso direttamente all’interno del canale uditivo.

Ecco perché consigliamo di preferire, quando possibile, l’utilizzo di cuffie a padiglione, e di seguire sempre i consigli che vi abbiamo lasciato all’inizio dell’articolo.

app per inquinamento acustico

App per inquinamento acustico: cosa sono e a cosa servono

Il numero di app che abbiamo installato sul nostro cellulare è in continua crescita, dato che sono sempre di più i campi in cui queste applicazioni possono semplificare diversi aspetti della nostra vita. Si pensi ad esempio alle app delle banche, che consentono di effettuare diverse operazioni bancarie con pochi clic, o alle nuove app di bar e ristoranti che consentono di sfogliare il menu e ordinare in pochissimi minuti.

Una tipologia di app che però dovremmo avere tutti sullo smartphone e che permette di salvaguardare la nostra salute uditiva sono le app per inquinamento acustico, ossia applicazioni che misurano il volume dei suoni intorno a noi, avvisandoci quando siamo alla soglia critica.

Inquinamento acustico

Ma che cos’è l’inquinamento acustico? Secondo la definizione fornita dalla legge n 447 del 1995 è “l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocar fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana”. In parole povere, si parla di inquinamento acustico quando c’è troppo rumore che può danneggiare la salute, non solo quella uditiva.

Le principali fonti di questo rumore sono il traffico cittadino e i mezzi di trasporto. Si pensi ad esempio al rombo delle moto e ai clacson, ma anche ai tremi che attraversano la città o agli aerei che sorvolano a bassa quota i centri abitati. Tutti questi suoni peggiorano la qualità della vita e sono pericolosi per l’udito.

Ma i rumori dannosi sono presenti anche in casa: volume della tv o dello stereo troppo alto, elettrodomestici come aspirapolvere, frullatore e tosaerba sono solo alcuni di rumori a cui sottoponiamo ogni giorno il nostro udito.

E infine, bisogna tener conto dell’inquinamento acustico sul luogo di lavoro. Non si fa riferimento solo ai lavori tradizionalmente dannosi per l’udito, come quelli in fabbrica (in questo caso i dispositivi di protezione obbligatoria dovrebbero ridurre drasticamente i rischi), ma anche ad altri tipi di contesti lavorativi, come bar, locali notturni, centri commerciali e call center.

L’inquinamento acustico, come dicevamo, può causare problemi uditivi come ipoacusia e acufene, ma anche problemi psicologici, difficoltà ad addormentarsi, peggioramento della qualità del sonno e aumento dello stress. Ecco perché è importante monitorare la qualità dell’ambiente sonoro intorno a noi.

Le migliori app per inquinamento acustico

Per farlo si possono utilizzare le app per inquinamento acustico, ossia applicazioni per smartphone che misurano il livello del suono in un determinato ambiente e indicano se si è vicini alla soglia critica.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato a 65 dBl il livello massimo di intensità sonora durante il giorno e a 55 dBl quello durante la notte. Ecco quali sono le migliori app per inquinamento acustico.

  • Sound Meter: permette di ottenere dati sul rumore in modo completo e accurato e avvisa quando viene superata la soglia critica reimpostata.
  • Sound Analyzer App: trasforma lo smartphone in un Sound Level Meter (SLM) e in un Real time Audio Analyzer (RTA) e mostra i parametri di suono attraverso grafici completi ma semplici da leggere.
  • Decibel X: possiede misurazioni precalibrate altamente affidabili, supporta ponderazioni in frequenza e permette di sovrapporre i grafici ottenuti alle foto dell’ambiente dove si è effettuata la misurazione.

Volete scoprire quanto è rumorosa la vostra camera o il vostro bar preferito? Scaricate una di queste app per inquinamento acustico e prendetevi cura del vostro udito.

pulire le orecchie dei bambini

Come pulire le orecchie dei bambini

Prendersi cura del proprio udito comincia da una corretta igiene delle orecchie. Ciò vale per gli adulti, ma anche per i bambini. Anzi, è importante che i vostri figli imparino a pulirsi correttamente le orecchie, proprio come imparano a lavarsi i denti prima di andare a dormire: fa li aiuterà ad acquisire una routine difficile da dimenticare. Ma come pulire le orecchie dei bambini?

Il primo consiglio sulla corretta pulizia delle orecchie dei bambini è quello di ridurre al minimo l’utilizzo dei cotton fioc e adoperarli solo per la pulizia del padiglione esterno. Infilando i bastoncini di cotone all’interno del condotto uditivo si corrono infatti molteplici rischi:

  • lacerazione della membrana timpanica
  • formazione di un tappo di cerume
  • infezione del condotto uditivo

Basta infatti un movimento brusco, un sobbalzo o una scarsa manualità e si rischia di danneggiare seriamente l’udito. Questo vale soprattutto quando a maneggiare i cotton fioc sono i bambini, ma anche gli adulti dovrebbero fare molta attenzione.

Come sopperire allora alla mancanza dei cotton fioc? Con le dita! Sembrerà strano, ma il modo più sicuro di pulire le orecchie dei bambini (e degli adulti) è proprio quello di utilizzare le dita. Quando fate la doccia o quando lavate il viso a mattino è buona abitudine lavare anche le orecchie. Basta un po’ di acqua e un sapone delicato.

Altre buone abitudini per pulire le orecchie dei bambini

Un’altra buona abitudine è anche quella di non lasciare le orecchie bagnate ma di asciugarle sempre con un asciugamano. Se il vostro bambino dovesse avere sensazione che qualche gocciolina d’acqua gli sia entrata nelle orecchie, potete asciugare il condotto uditivo con l’aria tiepida del phon. Questo gesto è molto utile, soprattutto per i piccoli nuotatori, che vanno in piscina tutto l’anno e sono più esposti al rischio di mal d’orecchio e otite.

Oltre a quello dei cotton fioc, è opportuno sfatare anche il mito delle gocce auricolari emollienti. Al contrario di quanto si pensi, non vanno usate tutti i giorni per la pulizia quotidiana, ma solo in presenza di un tappo di cerume. Sono infatti prodotti oleosi ed emollienti, e non sono efficaci per la pulizia, ma sciolgono il cerume accumulato. In genere, è il pediatra a prescriverne l’utilizzo e anche il corretto dosaggio.

Diversi sono gli spray auricolari specifici per l’igiene delle orecchie. Contengono acqua d mare microbiologicamente controllata, e hanno un beccuccio adatto per pulire le orecchie dei bambini, più piccole e sensibili.

mascherina e problemi di udito

La mascherina ha contribuito a svelare i problemi di udito

È più di un anno ormai che vige l’obbligo di indossare la mascherina: a scuola, sul luogo di lavoro, per strada, nei negozi. E se all’inizio spesso la dimenticavamo ed eravamo costretti a tornare a casa per recuperarla, adesso invece ci siamo abituati e non usciamo mai senza.

Quello a cui forse non siamo ancora abituati però è il fatto che la mascherina ha contributo a svelare tantissimi casi di problemi uditivi che, senza di essa, sarebbero stati ignorati per anni. Sappiamo bene quanto sia dannoso trascurare il calo uditivo. Più a lungo la mente viene privata dei suoni, più velocemente invecchia e diventa difficile riacquistare la capacità di sentire di nuovo bene.

Ma come mai la mascherina ha contribuito a svelare i problemi di udito? In primo luogo perché sono cambiate le regole della comunicazione: distanziamento, minor utilizzo della gestualità e della mimica facciale. Il secondo luogo perché la mascherina riduce effettivamente il volume della voce.

La mascherina attenua la voce e nasconde il labiale

Anche chi non ha problemi di udito infatti non può non aver notato che la mascherina attenua la voce. Secondo i dati infatti le normali mascherine chirurgiche, quelle che indossiamo un po’ tutti, abbassano il volume della voce di circa 4 dBl. Le FFP2 invece offrono sì una maggiore protezione, ma possono ridurre la voce anche di 12 dBl. 

A ciò si aggiungono anche la distanza interpersonale minima di 1 metro e le barriere di plexiglass che spesso ci sono negli uffici e nei luoghi pubblici, e che rendono ancora più difficile la comunicazione.

Tuttavia, proprio perché l’abbassamento della voce è una conseguenza oggettiva dell’uso della mascherina da parte dell’interlocutore, non può essere considerato un indizio primario di un calo uditivo.

Il vero motivo per cui la mascherina ha “smascherato” tanti problemi uditivi è che copre le labbra, impedendoci di leggere il labiale.

Tutti, anche se in modo involontario, seguiamo il movimento delle labbra per aiutare l’udito a percepire bene tutte le parole di una conversazione. Se, venendo meno la lettura del labiale, ci rendiamo conto di non cogliere bene ogni parola, allora ecco che vengono alla luce le difficoltà uditive.

In questo caso, vi consigliamo di effettuare un controllo dell’udito gratuito presso uno dei nostri centri acustici.

acufene e apparecchi acustici

Acufene e apparecchi acustici: una terapia che funziona?

Nel precedente articolo sull’acufene, abbiamo spiegato come la terapia più efficace contro questo fastidiosissimo disturbo dell’orecchio sia la TRT (Tinnitus Retraining Therapy). Tale trattamento prevede sedute di counseling per “educare il cervello” ad ignorare il fischio o ronzio nelle orecchie, insieme all’arricchimento sonoro. L’ascolto di suoni bianchi infatti aiuta a ridurre la percezione dell’acufene. Ma qual è il legame tra acufene e apparecchi acustici?

Molte persone che soffrono di tinnitus hanno anche una perdita uditiva. Anzi, il tinnitus risulta ancora più amplificato rispetto agli altri suoni, quelli che davvero si vorrebbero ascoltare, e ciò aumenta lo stress e il disagio di chi soffre di acufene.

Gli apparecchi acustici possono aiutare ad affrontare entrambi i problemi. Infatti possono amplificare i rumori ambientali e quelli della natura, distogliendo l’attenzione del fischio nelle orecchie. Inoltre, grazie a specifici programmi installati negli apparecchi acustici di ultima generazione, è possibile regolare i suoni in entrata e in uscita per alleviare il fastidio dell’acufene. Si tratta della funzione di mascheramento dell’acufene, e diventa sempre più personalizzabile e sempre più sofisticata.

L’intervento di un professionista è fondamentale

Tuttavia, la cosa davvero importante, quando si parla di acufene e apparecchi acustici, non è tanto il modello o la tecnologia del dispositivo, quanto il ruolo svolto dall’audioprotesista.

L’acufene infatti, forse molto più del calo uditivo, è molto debilitante e provoca in chi ne soffre una fortissima condizione di stress. Il ruolo dell’audioprotesista, prima ancora di ideare un percorso terapeutico, è quello di rassicurarlo e fornirgli corrette informazioni.

Prima di recarsi presso un centro acustico, il paziente con acufene avrà di sicuro effettuato ricerche per proprio conto, provato soluzioni “fatte in casa”, come l’ascolto di playlist di suoni della natura. Avrà dovuto fronteggiare la dura realtà, e cioè che dall’acufene non si può guarire. Sarà di conseguenza scoraggiato.

Un buon audioprotesista dovrà sì confermare questa realtà, ma anche spiegargli che è possibile convivere con l’acufene e tornare ad avere una vita normale. Mostrare empatia e gentilezza in questa fase del percorso è fondamentale per il benessere del paziente. Siccome gli interventi sull’acufene sono anche di natura psicologica, instaurare un legame di fiducia con il proprio audioprotesista è indispensabile.

Anche nella scelta del modello, è l’audioprotesista ad avere l’ultima parola. In questo caso entrano in gioco le sue competenze, la sua conoscenza della problematica e degli apparecchi acustici. Sebbene molti modelli di ultima generazione abbiano delle funzioni per il mascheramento o trattamento dell’acufene, non sono tutti uguali.

Per ogni dubbio su acufene e apparecchi acustici puoi rivolgerti agli audioprotesisti dei Centri Favale&Gaburro.

TRT (Tinnitus Retraining Therapy)

Cos’è la TRT (Tinnitus Retrianing Therapy): la terapia efficace contro l’acufene

La TRT (Tinnitus Retraining Therapy) è attualmente uno dei trattamenti più efficaci per combattere il fastidio dell’acufene. È stata ideata dal neurofisiologo Pawel J. Jastreboff dopo un attento studio su come si trasmettono i segnali uditivi. Secondo lo studioso infatti, i suoni, prima di essere percepiti a livello cosciente dal cervello, sono sottoposti ad una sorta di filtro. Se il suono è considerato importante, si attiverà una sorta campanello d’allarme, che avvertirà il cervello dell’arrivo di una comunicazione importante o di un pericolo imminente. Se invece il suono non è considerato importante, viene attenuato, e il cervello lo ignora.

L’acufene è considerato un suono pericoloso, quindi il nostro cervello non lo esclude, anzi, ci presta particolarmente attenzione. Ecco perchè è difficile concentrarsi su altro, conversare, studiare o semplicemente addormentarsi.

Con la TRT (Tinnitus Retraining Therapy) è invece possibile fare in modo che l’acufene diventi un rumore secondario, senza importanza, che può essere ignorato.

Come funziona la TRT (Tinnitus Retraining Therapy)

La TRT (Tinnitus Retraining Therapy) si basa sul ricondizionamento del cervello. Il suo scopo è quello di rieducare la mente a non percepire l’acufene come un suono importante. E per farlo sfrutta due fattori essenziali:

  • l’arricchimento sonoro
  • il supporto psicologico

L’arricchimento sonoro è possibile grazie all’uso di apparecchi acustici. Questi dispositivi riproducono rumori bianchi, ossia suoni continui e neutri, che coprono tutti gli altri suoni e aiutano il cervello a rilassarsi. Con il passare del tempo, il fischio dell’acufene verrà assimilato a questi suoni, e quindi ignorato.

Tuttavia, non basta coprire il ronzio o far finta che non esista. È importante avere accanto una figura di supporto psicologico che aiuti ad affrontare il problema dell’acufene. Spesso infatti, all’acufene sono legati forti sensazioni di ansia, stress, nervosismo e insonnia. Il consulente ha il compito di aiutarvi a gestire le emozioni negative derivanti dall’acufene, aiutando così il processo mentale che porterà a registrarlo come un suono non importante.

Quanto dura il trattamento

La durata del trattamento dipende ovviamente dalla gravità dell’acufene, e dalla presenza di eventuali disturbi ad esso collegati. In genere però si va dai 3 ai 9 mesi, un periodo di tempo durante il quale l’acufene di certo non sparirà, ma diventerà sempre meno fastidioso.

È bene sottolineare infatti che la TRT (Tinnitus Retraining Therapy) non guarisce dall’acufene (purtroppo attualmente non esiste nessuna cura farmacologico o chirurgica a questo problema uditivo), ma aiuta a ritrovare uno stile di vita normale e sereno.

La sua efficacia è duratura nel tempo: una volta che il cervello avrà imparato a considerare l’acufene come uno stimolo sonoro privo di interesse, questo traguardo durerà a lungo. Diversi studi hanno dimostrato che la TRT (Tinnitus Retraining Therapy) è efficace sulla lunga durata in oltre l’80% dei pazienti affetti da acufene.

attività sportiva con gli apparecchi acustici

Fare attività sportiva con gli apparecchi acustici

Le persone che soffrono di ipoacusia si sentono spesso limitate nella loro quotidianità: hanno difficoltà a relazionarsi con gli altri, a guardare la TV in compagnia, a guidare e anche a fare attività sportiva. Tuttavia, grazie gli apparecchi acustici è possibile ritornare ad avere una vita serena e a svolgere con sicurezza a tutte le attività quotidiana. Nonostante ciò, ci sono ancora molti timori quando si parla di fare attività sportiva con gli apparecchi acustici.

La preoccupazione principale è ovviamente quella di non danneggiare gli apparecchi acustici o di non smarrirli. Quando si praticano sport di squadra infatti potrebbero capitare situazioni di contatto involontario. Oppure, negli sport con la palla, quest’ultima potrebbe danneggiare gli apparecchi acustici. Ecco perché molti sportivi scelgono di non indossare le loro protesi mentre si allenano o gareggiano.

In questo modo però gli atleti perdono comunicazioni importanti come quelle con l’arbitro, l’allenatore o i compagni di squadra. Fare allenamento senza apparecchi acustici potrebbe anche rivelarsi pericoloso quando si fa sport all’aperto. Correre o fare jogging senza avere una chiara percezione dei suoni che ci circondano infatti non è una scelta saggia.

Chi soffre di ipoacusia deve dunque rinunciare allo sport e al benessere fisico? No, perché fare attività sportiva con gli apparecchi acustici è possibile. Basta seguire alcuni piccoli consigli.

Consigli per fare attività sportiva con gli apparecchi acustici

Il primo suggerimento per fare attività sportiva con gli apparecchi acustici in tutta sicurezza è quello di indossare una fascia tergisudore. Vi aiuterà a sentire gli apparecchi acustici più al sicuro, sia perché li mantiene stabili sia perché li protegge dal sudore. In inverno, se fate jogging o attività sportiva all’aperto, potete sostituire la fascia con un cappellino.

Tenete conto però che il problema di “perdere” gli apparecchi acustici è quasi inesistente quando si parla di endoauricolari.

Il secondo suggerimento è quello di deumidificare gli apparecchi acustici dopo l’attività sportiva. Il sudore infatti potrebbe danneggiare il microfono o il ricevitore. Per questo vi consigliamo di asciugare sempre con un panno i vostri dispositivi appena finito di fare moto. Di sera, quando non li usate, sistemateli nell’apposito bicchiere deumidificatore.

Il terzo suggerimento riguarda il vostro rapporto con gli apparecchi acustici. Non dovete mai vergognarvi di portali, anzi: è importante che i vostri compagni di squadra e l’allenatore sappiano che li indossate, così da fare più attenzione nell’evitare contatti. Gli apparecchi acustici vi aiutano a migliorare i rapporti e la comunicazione con i vostri compagni e la percezione di quello che accade intorno a voi, anche se soffrite di ipoacusia. Come sostengono anche gli specialisti dell’udito, apparecchi acustici e sport non sono affatto incompatibili.

comunicazione tra medico e paziente

Difficoltà di comunicazione tra medico e paziente a causa della mascherina

L’utilizzo della mascherina ha reso difficile la comunicazione tra medico e paziente, soprattutto in campo audiologico. I pazienti con problemi di udito infatti sono tra i più penalizzati, per due motivi.

Il primo è che la mascherina copre le labbra, impedendo all’interlocutore di leggere il labiale. Molti pazienti con ipoacusia (e tutte le persone affette da sordità) si aiutavano nella comunicazione proprio leggendo il labiale, ma attualmente ciò non è più possibile. Le mascherine trasparenti, che potrebbero essere una valida alternativa, sono ancora molto poco diffuse e comportano un’altra serie di problemi.

Il secondo motivo per cui la comunicazione tra medico e paziente è diventata più complicata è che la mascherina chirurgica riduce di circa 3-4 dB il volume della voce, mentre quella trasparente ancora di più.

A ciò bisogna aggiungere il fatto che esistono sempre dei fattori emotivi che ci portano a modificare il nostro modo di comunicare con gli altri a seconda di chi abbiamo davanti. La comunicazione tra medico e paziente risente molto di questo fattore. Il paziente ha sviluppato una maggiore timidezza, perché i suoi problemi di udito risultano amplificati dall’uso della mascherina. Il medico invece, consapevole di ciò, tende a semplificare al minimo il suo linguaggio per riuscire a comunicare in modo più efficace con il suo paziente.

Recenti studi condotti in merito hanno confermato questa tendenza.

Cosa dicono gli studi

La dottoressa Saunders del Manchester Centre for Audiology and Deafness (ManCAD) ha condotto uno studio sull’influenza della mascherina sulla comunicazione tra medici e pazienti, coinvolgendo circa 460 persone. Il 41% di queste indossava gli apparecchi acustici e il 9,2% impianti cocleari.

A tutti i soggetti sono state fatte le seguenti domande:

  • Comunichi in modo differente da quando indossi la mascherina?
  • Pensi che la natura della conversazione cambi quando indossi la mascherina?

Ed ecco e risposte:

  • Sì: 58.9%; Forse: 17.4%; No: 23.8%.
  • Sì: 45.7%; Forse: 25.4%; No: 28.9%.

Come si può notare, la maggior parte dei soggetti ammette una variazione nel proprio modo di comunicare e, di conseguenza, anche nel modo di rapportarsi a proprio medico.

Come abbiamo affrontato i problemi di comunicazione tra medico e paziente

Ecco perché noi dei Centri Acustici Favale&Gaburro, come molti altri specialisti del nostro settore, ci siamo adoperati per essere più vicini ai nostri pazienti, nonostante le mille difficoltà. Un aiuto ci è venuto dalla telemedicina e dall’assistenza a distanza. Grazie alle nuove tecnologie infatti, ci è possibile videochiamare il paziente per offrirgli consulenza online. In questo modo, non è necessario indossare la mascherina, e sia noi che i nostri pazienti siamo più liberi di comunicare. Anche il remote fitting, la funzionalità che permette di regolare gli apparecchi acustici a distanza, è stata un valido aiuto. Durante i mesi di lockdown, ci ha permesso di fornire assistenza tecnica ai nostri pazienti anche se eravamo distanti.

Se volessimo trovare un lato positivo all’esperienza che abbiamo vissuto, e stiamo ancora vivendo, è che ci ha permesso di trovare nuovi modi per migliorare la comunicazione tra medico e paziente nonostante tutte le difficoltà.

 

Come pulire gli apparecchi acustici

Gli apparecchi acustici sono dispositivi indispensabili per chi soffre di problemi di udito, poiché permettono di ritrovare il piacere di sentire bene in ogni situazione. Ecco perché è importante prendersene cura, sia quando si indossano sia quando vengono riposti. Pulire gli apparecchi acustici non è affatto difficile: basta seguire i nostri consigli.

Ma da cosa vanno puliti esattamente? Da tutto ciò che può depositarsi sulla superficie e ostruire i fori del ricevitore o danneggiare il chip. Parliamo soprattutto di polvere, forfora e piccoli residui. Anche il cerume, che può accumularsi sul microfono e bloccare il passaggio dell’aria, è dannoso.

Ecco come pulire gli apparecchi acustici.

I nostri consigli per pulire gli apparecchi acustici

Il primo consiglio da seguire prima di pulire gli apparecchi acustici è quello di lavare bene le mani. Tale consiglio andrebbe seguito anche quando si sostituisce la batteria. Le mani sporche o semplicemente il sebo e la polvere che si depositano naturalmente sulle dita possono danneggiare il dispositivo e diminuire la vita delle batterie. Assicuratevi anche di lavorare in un ambiente sicuro e pulito, evitando che vadano persi le parti più piccole una volta smontate.

Poi si può passare alla pulizia vera e propria. Per pulire gli apparecchi acustici non dovete assolutamente usare saponi, detersivi o solventi, poiché sono dannosi per le componenti elettroniche. Attenzione anche all’acqua. Sebbene gli apparecchi acustici di ultima generazione abbiano una maggiore protezione contro acqua e umidità, non vanno mai immersi nell’acqua o trattati con spugne e panni bagnati o umidi.

Prendete un panno morbido completamente asciutto e utilizzatelo per pulire gli apparecchi acustici. Servitevi dello spray che trovate nei nostri kit pulizia. Per quanto riguarda la pulizia del tubicino, vi consigliamo di adoperare lo spazzolino in dotazione per la pulizia quotidiana. In più, ogni settimana, potete staccarlo e lavarlo sotto l’acqua corrente, facendo attenzione ad asciugarlo bene prima di reinserirlo nell’apparecchio acustico.

Infine, anche se in questo caso si parla di manutenzione e non di pulizia vera e propria, vi consigliamo di riporre gli apparecchi acustici nel bicchiere deumidificatore quando non li usate, soprattutto di notte. Ricordate di togliere le pile e lasciare aperto il vano batterie. I ricaricabili invece andrebbero inseriti nella custodia powerbanck.

Pulire gli apparecchi acustici con regolarità vi aiuterà a mantenerli in buone condizioni e perfettamente funzionanti per diversi anni.

prezzo degli apparecchi acustici

Qual è il prezzo degli apparecchi acustici?

Tra le domande che i nostri clienti ci rivolgono, le più comuni sono senza dubbio: “Quanto costano gli apparecchi acustici?” oppure “Che fascia di prezzo hanno?”  Uno dei motivi principali per cui chi soffre di problemi di udito aspetta tanto tempo prima di acquistare infatti è proprio il prezzo degli apparecchi acustici, ritenuto troppo elevato.  Tuttavia, gli apparecchi acustici non sono così costosi come si pensa, soprattutto tenendo conto dei grandi benefici che comportano. Il loro costo dipende da tantissimi fattori: tecnologie utilizzate, velocità del processore, funzionalità aggiuntive, qualità del suono, estetica… E in più, c’è da considerare che molte persone con problemi di udito possono fare richiesta all’ASL per la copertura parziale o totale della spesa sostenuta.

In questo articolo cercheremo di rispondere a tutte le domande sul prezzo degli apparecchi acustici.

Quanto costano gli apparecchi acustici?

Le fasce di prezzo possono variare dai 600 euro fino anche ai 3.000 euro. Molto dipende anche dallo stile di vita e dalle abitudini della persona che deve indossare l’apparecchio acustico. Le persone con una vita attiva, ad esempio, che devono affrontare situazioni complesse, come conversazioni con tantissime persone o in ambienti con tanto rumore di sottofondo, avranno bisogno di un apparecchio in grado di rispondere adeguatamente a queste problematiche. Si tratterà di un modello ricco di funzionalità, con una tecnologia più avanzata e, di conseguenza, con un prezzo più elevato. Al contrario invece, chi vive vive una vita piuttosto sedentaria, in un ambiente familiare e tranquillo, potrà scegliere un modello diverso più basico a prezzo più contenuto ma la qualità sarà la stessa.

Altre differenze sul prezzo degli apparecchi acustici possono riguardare le caratteristiche accessorie. Le tecnologie più moderne permettono infatti di regolare gli apparecchi anche a distanza, di effettuare lo streaming diretto dalla TV o dal cellulare, di ricaricarli come uno smartphone ecc… Infine, anche l’estetica influisce molto. Gli apparecchi acustici invisibili, ad esempio, che si inseriscono all’interno del canale uditivo e spesso vengono realizzati su misura attraverso la presa dell’impronta auricolare, possono costare di più.

Il contributo ASL per gli apparecchi acustici

Come abbiamo detto nel nostro precedente articolo, è possibili ricevere un contributo a copertura totale o parziale della spesa sostenuta per l’acquisto di apparecchi acustici, ricorrendo al Sistema Sanitario Nazionale. Alcune categorie di utenti infatti hanno diritto ad avere gli apparecchi acustici ad un prezzo agevolato, richiedendo all’ASL il contributo. Il percorso per la richiesta è molto semplice: il team Favale&Gaburro è a vostra completa disposizione per aiutarvi con tutte le pratiche.

Ecco quali sono le categorie che hanno diritto a questo tipo contributo:

  • Invalidi civili per almeno il 34% del punteggio, purché nel verbale compare la voce ipoacusia (sordità)
  • I minori indipendentemente dal loro grado di ipoacusia.
  • I ricoverati in strutture sanitarie accreditate
  • Gli invalidi del lavoro
  • Gli invalidi di guerra e di servizio.

In conclusione, rispondere alle domande sul prezzo degli apparecchi acustici è facile, ma gli audioprotesisti dei nostri centri acustici sapranno consigliarvi il modello più adatto alle vostre esigenze e al vostro budget. Potete prenotare un appuntamento per ricevere la vostra consulenza gratuita.

contributo ASL per gli apparecchi acustici

Come ottenere gli apparecchi acustici ad un prezzo agevolato tramite in contributo ASL

Molte persone che soffrono di problemi di udito posticipano l’acquisto degli apparecchi acustici perché ritengono che siano troppo costosi. Tuttavia, un modo per ottenerli ad un prezzo agevolato o pari a zero c’è, e passa attraverso l’ottenimento del contributo ASL per gli apparecchi acustici.

Chi ha diritto al contributo ASL per gli apparecchi acustici?

Non tutti possono avere diritto al contributo ASL per gli apparecchi acustici. Ecco le categorie che ne hanno diritto:

  • i soggetti riconosciuti invalidi civili per almeno il 34%, purché nel verbale compaia la voce “ipoacusia”,
  • i minori, indipendentemente dal grado dell’ipoacusia,
  • i ricoverati in strutture sanitarie accreditate,
  • gli invalidi del lavoro, di guerra e di servizio.

Qual i tipo di apparecchi acustici si possono richiedere

Gli apparecchi acustici forniti dall’ASL sono quelli standard, ma il cliente è libero di scegliere, in accordo con l’audioprotesista di fiducia, un apparecchio più tecnologico ed esteticamente più elegante rispetto a quello del Sistema Sanitario Nazionale. Dovrà solo e sostenere il costo del conguaglio.

Come richiedere il contributo per l’invalidità

Per ottenere il contributo ASL per gli apparecchi acustici e averli in maniera agevolata è necessario recarsi dal proprio medico di base ed invitarlo ad effettuare un’impegnativa per audiometria tonale e vocale. Successivamente si devono prenotare gli esami presso un ospedale, un distretto sanitario o presso un otorino convenzionato.

Qualora dovessero essere riscontrate le condizioni di invalidità, dopo la visita occorrerà presentare tutta la documentazione: audiometria tonale e vocale, e ricevuta della richiesta di invalidità effettuata dal medico di base. Il patronato farà da intermediario con L’INPS inviando questi documenti.

Di seguito, bisogna recarsi davanti alla commissione per l’accertamento dell’invalidità nella data stabilita. Accertata l’invalidità è importante richiedere il preverbale per poter avviare la pratica; quello definitivo verrà spedito presso il proprio domicilio dopo un mese.

Ottenuto il certificato di invalidità, il cliente dovrà richiedere al medico di base l’impegnativa per una visita ORL (otorinolaringoiatra), con esame audiometrico e prescrizione apparecchio acustico.  Con la prescrizione potrà recarsi da Favale&Gaburro, dove verrà redatto il preventivo per gli apparecchi acustici in base a ciò che è stato prescritto dall’otorino.

Successivamente, bisogna recarsi al distretto sanitario di residenza con tutta la documentazione, e sul momento verrà autorizzata la pratica per l’ottenimento del contributo ASL per gli apparecchi acustici.

Collaudo delle protesi

Nella fase finale, si deve ritornare da Favale&Gaburro per presentare l’autorizzazione. Il medico di base successivamente prescrive l’impegnativa per il collaudo delle protesi e rilascia la certificazione che le protesi siano idonee. Quando il collaudo è terminato, bisogna riportare tutto il materiale in uno dei nostri Centri Acustici.

Avete diritto al contributo ASL per gli apparecchi acustici? Vi attendiamo per iniziare nuovo percorso insieme a noi!

ipoacusia infantile

Ipoacusia infantile: cos’è e come si cura?

IPOACUSIA INFANTILE : Cos’è e come si cura?

La sordità infantile, anche detta ipoacusia infantile, è una patologia su cui non c’è ancora grande informazione: oggi esistono terapie affinché il bambino possa condurre una vita normale nel caso presenti problemi di udito anche importanti. Ogni anno in Italia nascono circa 2 mila bambini con gravi problemi uditivi potenzialmente penalizzati per la salute cognitiva e sociale dei bambini, se questi disturbi non vengono immediatamente trattati in modo corretto.

  • QUALE SONO I VARI TIPI DI IPOACUSIA INFANTILE: 
  • L’ipoacusia neurosensoriale: riguarda l’interno dell’orecchio, con danni alla coclea o al nervo uditivo. Si consigliano in questo caso degli apparecchi acustici esterni o impianto cocleare, cioè l’inserimento interno di dispositivi elettronici, attraverso un intervento specifico.
  • L’ipoacusia trasmissiva: in questo caso il disturbo colpisce l’orecchio nella parte esterna, senza danneggiare le componenti interne. Il suono non riesce a giungere alla coclea in modo corretto, perché impedisce il passaggio dei fattori come otite media e tappi di cerume, che ostruiscono il canale uditivo. 
  • L’ipoacusia percettiva: in questo caso dipende dal sistema nervoso. La parte della trasmissione dei segnali nervosi è compromessa e di conseguenza si ha difficoltà a comprendere i suoni. 
  • L’ipoacusia da rumore: la causa di questo disturbo è l’eccessiva esposizione della facoltà uditiva del bambino al costante rumore forte, ascoltare la musica con gli auricolari o essere esposti a volume troppo alto è dannoso per le orecchie del bambino, poiché sono molto sensibili.

Come prevenire l’ipoacusia infantile?

Nel periodo prenatale è bene che la madre osservi delle abitudini sane durante la gravidanza facendo dei controlli periodici con le dovute vaccinazioni per le eventuali infezioni, che possono provocare ipoacusia nei nascituri. Subito dopo la nascita è buona norma controllare le forme di otite che colpiscono i bambini: la cura deve essere tempestiva. Infine i bambini non devono essere esposti a rumori troppo forti per non danneggiare il loro apparato uditivo.

Conseguenze dell’ipoacusia infantile non curata :

Per un bambino che ha problemi di udito le conseguenze di una mancata cura sono tantissime e legate alla vita sociale: la comunicazione è parzialmente compromessa e anche l’emotività del bambino potrebbe essere influenzata dalla mancanza di confidenza personale e comprensione del prossimo.

In caso di dubbi, per essere più sicuri della capacità uditiva del bambino, prenota il TEST DELL’UDITO.

Per altri consigli e informazioni, non esitare a contattarci! Ti forniremo tutto il supporto di cui necessiti e seguiremo con dedizione ogni problema associato alla salute uditiva dei tuoi piccoli.

abitudini-udito

Udito: 5 cattive abitudini che possono danneggiare il tuo udito

Nella quotidianità ci sono delle attività che possono portarci gradualmente a compromettere il nostro udito. Scopriamo insieme quali sono.

Fumo

La nicotina limita il flusso di sangue alle orecchie e danneggia le cellule dedite alla trasmissione dei suoni al cervello. Più si fuma e più elevato sarà il rischio di apportare dei danni al sistema uditivo. A rischio sordità non sono solo coloro che fumano, ma anche i fumatori passivi.

Fumo della sigaretta elettronica

Lo stesso vale per chi fuma la sigaretta elettronica. Le sigarette elettroniche che contengono nicotina hanno un impatto simile sulle cellule ciliate.  I fluidi aromatizzati infatti contengono centinaia di sostanza chimiche con impatti ancora sconosciuti. Una di queste sostanze, glicole propilenico, è collegato alla perdita dell’udito improvvisa.

Alcol

L’abuso di alcol può danneggiare il fegato e non solo!

I ricercatori ritengono che l’alcol possa interferire con la capacità del cervello di interpretare il suono, in particolare i suoni nelle frequenze più basse, e creare un ambiente tossico nell’orecchio interno. La corteccia uditiva del cervello può effettivamente danneggiarsi nelle persone che bevono eccessivamente, il che significa che il nervo responsabile dell’elaborazione del suono subirà delle conseguenze negative.

Non prendersi cura dei denti

Sembrerà strano, ma curare i propri denti può giovare all’udito!

Quando i tuoi denti sono sani, la bocca è libera dai batteri che possono causare infezioni e gonfiore. Quando i batteri orali entrano nel flusso sanguigno, possono causare l’infiammazione ed il restringimento delle arterie e una cattiva circolazione potrebbe rivelarsi dannosa per la salute dell’udito.

Queste cinque cattive abitudini possono creare disagi nella vita di una persona, per questo bisogna stare molto attenti a intraprendere un percorso di vita sano e genuino.

Nei nostri centri acustici qualora avesse bisogno di un controllo uditivo, effettuiamo test gratuiti e ti aiutiamo nel tuo percorso per la scelta dell’apparecchio corretto.

Prenota un appuntamento presso il Centro Acustico più vicino a te. Ti aspettiamo per regalare al tuo udito il meglio!

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Udito ovattato: possibili cause

Hai mai avvertito la sensazione di avere qualcosa nell’orecchio che non ti permette di ascoltare fino in fondo? In questi casi l’udito di definisce ovattato.

L’udito ovattato è una fastidiosa sensazione che fa sentire l’orecchio tappato e i suoni non vengono percepiti chiaramente.
La sensazione di udito ovattato può manifestarsi nel tempo o

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Udito e diabete: esiste un legame?

In Italia, 4 milioni di persone hanno il diabete. Coloro che convivono con questa patologia hanno un elevato rischio di sviluppare un problema di udito. Si calcola, infatti, che quasi 1 persona diabetica su 2 abbia un calo uditivo, contro il 20% dei non diabetici. Gli esperti richiamano l’attenzione su questa relazione, che può incedere pesantemente sulla qualità della vita delle persone.

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Cos’è la misofonia?

La misofonia è un problema molto serio. Più o meno tutti noi siamo intolleranti a qualche tipo di suono: il collega che fa scattare la penna, il parente che mastica mentre siamo a cena, il ticchettio della lancetta. In pochi sanno che esiste una vera e propria allergia al suono in grado di scaturire in chi ne soffre forti reazioni di rabbia o attacchi di panico.

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