ipoacusia infantile a scuola

Ipoacusia infantile: perché è più facile diagnosticarla in età scolare

L’anno scolastico ha ormai preso il via in tutta Italia e tanti bambini e bambine hanno ritrovato i compagni di classe dell’anno precedente o hanno fatto nuove conoscenze nelle classi prime. Per i più piccoli, l’inizio della scuola comporta sempre un turbine di emozioni, sia positive che negative, tuttavia ci sono alcuni bambini che possono viverla con più disagio di altri: i bambini ipoacusici.

Per i bambini con problemi di udito infatti, l’aula scolastica rappresenta un ambiente sonoro completamente diverso dalla propria casa, molto più chiassoso, rumoroso e confusionario, in cui distinguere le voci o seguire con attenzione le parole dell’insegnante può essere molto difficile. Ecco perché molti casi di ipoacusia infantile che non sono state rilevate con lo screening neonatale, perché sviluppatesi nei mesi o negli anni successivi, vengono fuori proprio con l’inizio della scuola.

I sintomi sono quelli tipici dell’ipoacusia: difficoltà nel distinguere bene tutte le parole e nel percepire i suoni acuti, sensazione che tutti parlino “a bassa voce” ecc… E, nel caso dei bambini, questi sintomi possono trasformarsi in una vera e propria difficoltà di apprendimento che può essere letta come svogliatezza o pigrizia da genitori e insegnanti. Ecco perché, quando un bambino non riesce a seguire bene la lezione, è importante capire quale sia il motivo: se si tratta di un problema uditivo, con alcuni piccoli accorgimenti da adottare in classe e con l’ausilio di protesi acustiche, la situazione può certo migliorare e il bambino può continuare il suo percorso scolastico alla pari con tutti i suoi compagni di classe normoudenti.

Come affrontare l’ipoacusia a scuola

Se si sospetta un caso di ipoacusia infantile, la prima cosa da fare è un approfondito controllo dell’udito. I Centri Acustici Favale&Gaburro sono partner ufficiale Cochlear e i nostri audioprotesisti sono specializzati nel trattamento dell’ipoacusia infantile, quindi sapranno prendersi cura dell’udito di più piccoli con la massima professionalità ed empatia.

Dopo il controllo, se necessario, si inizia un percorso di riabilitazione uditiva con l’ausilio degli apparecchi acustici o, nel caso di bambini molto più piccoli, di un impianto cocleare. In questa fase è importante far capire ai bimbi l’importanza di quel piccolo accessorio che hanno sulle orecchie, che non deve affatto essere visto come un segno discriminatorio o di disabilità, ma come uno strumento, alla pari degli occhiali, che li aiuta ad entrare maggiormente in contatto con il mondo che li circonda, a seguire le lezioni, a giocare con i compagni e a fare amicizia.

Il passo successivo è affrontare l’ipoacusia a scuola e informare i docenti, che a loro volta prenderanno provvedimenti all’interno dell’aula scolastica per agevolare il bambino.

Ad esempio, si preferirà una disposizione dei banchi “a ferro di cavallo”, che permette a tutti gli alunni di ascoltare meglio l’insegnante, al centro, e anche di capire subito chi tra i compagni sta parlando, dato che il suono non arriverà mai da dietro.

Un altro utile approccio che gli insegnanti possono adottare è quello di non spiegare cose importanti mentre scrivono alla lavagna, e cioè quando danno le spalle agli alunni, e di non spiegare camminando per l’aula: la lettura del labiale e il contatto visivo con il parlante sono fondamentali per un bambino con difficoltà uditive.

Infine, è utile accompagnare la lezione con supporti audiovisivi, mappe e schemi che permettano di leggere l’informazione oltre che ascoltarla.

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