Apparecchi acustici forum

Bambino con impianti cocleari

Impianti cocleari: cosa sono e come funzionano

Gli impianti cocleari sono dei dispositivi elettronici che permettono di trasformare i suoni in impulsi elettrici e trasmetterli direttamente al nervo acustico. Svolgono, di fatto, le funzioni della coclea, l’organo che ha sede nell’orecchio interno e che traduce appunto i suoni per farli giungere al cervello: ecco perché si vengono chiamati anche “coclea artificiale” o “orecchio bionico”.

Questi dispositivi, sia per la loro struttura che per il loro funzionamento, sono molto diversi dal tradizionale apparecchio acustico. L’apparecchio acustico ha infatti la funzione di amplificare i suoni, che poi arrivano al cervello attraverso la coclea così come accade per le persone normo-udenti; l’impianto cocleare invece si sostituisce alla coclea proprio in quei casi in cui essa non funziona correttamente: capta i suoni, li traduce in impulsi elettrici e stimola il nervo acustico.

Ci si serve di questo tipo di impianto in casi di ipoacusia medio-grave o anche di sordità, soprattutto quando si tratta di sordità infantile. Grazie gli impianti cocleari, i bambini con problemi di udito gravi possono sentire i suoni più importanti e riuscire a sviluppare le aree del cervello legate al linguaggio e alla comunicazione.

Come è fatto un impianto cocleare


Abbiamo detto che gli impianti cocleari si distinguono dagli apparecchi acustici anche per la loro struttura. Si compongono infatti di:

  • audioprocessore esterno

  • antenna magnetica esterna

  • ricevitore interno


L’audioprocessore esterno è molto simile nella forma ad un apparecchio acustico e si posizione dietro l’orecchio. Attraverso un cavetto si collega all’antenna, la quale aderisce magneticamente alla cute. Sotto l’antenna magnetica si trova il ricevitore interno, che viene applicato sotto la cute dell’osso temporale e collegato all’orecchio interno attraverso un intervento chirurgico che può durare circa un’ora e mezza.

Impianti cocleari nei bambini


Gli impianti cocleari nei bambini con problemi di udito sono molto diffusi: si stima che in Italia ci siano almeno 700 nuovi interventi di applicazione all’anno. La sordità infantile, infatti, come abbiamo detto in un precedente articolo, riguarda un gran numero di nuovi nati. Fortunatamente, grazie allo screening uditivo neonatale obbligatorio, è possibile intervenire in tempi brevi ed evitare che il bambino possa sviluppare problemi di apprendimento e di sviluppo del linguaggio.

L’impianto cocleare può essere infatti impiantato dopo i primi 12 mesi, e cioè in età preverbale: in questo modo il bambino con problemi uditivi avrà ottime possibilità di imparare a parlare come tutti i suoi coetanei.

I Centri Acustici Favale&Gaburro hanno molto a cuore la salute uditiva dei più piccoli, e per questo sono da diverso tempo Partner Cochlear, una delle più importanti aziende produttrici di impianti cocleari. Attraverso un’attenta analisi delle esigenze del bambino, i nostri esperti elaboreranno la strategia migliore per permettergli di vivere la sua vita a tutto volume.

Se hai bisogno di un consulto, puoi contattarci qui.
celebrità con problemi di udito

Celebrità con problemi di udito: ieri e oggi

La celebrità con problemi di udito più famosa al mondo è senza dubbio Beethoven, nonostante i due secoli che ci separano dal celebre compositore. Ciò è dovuto sia alla discreta documentazione in nostro possesso sulla sua vita (lettere e quaderni scritti dallo stesso Beethoven) sia perché siamo affascianti dal fatto che proprio un musicista possa avere problemi di udito o essere addirittura sordo.

Al di là del mito creato attorno alla figura del geniale compositore, nella realtà questa cosa non dovrebbe stupirci: sono moltissimi i musicisti e gli artisti del presente e del passato con problemi di udito.

Personaggi famosi del passato con problemi di udito


Il caso di Beethoven è comunque singolare. Il compositore, proprio nel periodo in cui portava a termine i suoi primi capolavori e il suo genio creativo veniva riconosciuto in tutta l’Europa, cominciò ad accusare i primi sintomi dell’ipoacusia. La sua reazione, come quella di molte persone dei nostri giorni, è stata fortemente negativa: sappiamo che tentò addirittura il suicidio, perché immaginava che la sordità avrebbe potuto distruggere la sua carriera.

Tuttavia, con la forza eroica che contraddistinguerà poi le sue composizioni future, Beethoven riuscirà ad andare avanti e a dedicarsi, nel suo modo sublime ed estremamente moderno, alla musica. Anzi, alcuni dei suoi più grandi capolavori vennero composti proprio quando Beethoven era già completamente sordo.

La storia di Beethoven è anche una testimonianza di un primo rudimentale apparecchio acustico. L’inventore del metronomo Johann Mälzel, amico del compositore, progettò per lui dei cornetti acustici, che avrebbero dovuto aiutarlo a sentire meglio, amplificando i suoni. Questi oggetti possono essere ammirati ancora oggi e recano i segni di graffi e ammaccature: Beethoven era solito lanciarli contro le pareti perché non li riteneva abbastanza efficaci.

Tra gli artisti del passato con problemi di udito posiamo ricordare anche due celebri pittori: Fancisco Goya, la cui sordità influenzò molto gli ultimi anni di produzione artistica, e il Pinturcchio, chiamato scherzosamente “Sordicchio” dai suoi contemporanei, in riferimento ai suoi disturbi uditivi.

Celebrità con problemi di udito dei nostri giorni


Come dicevamo all’inizio di questo articolo, tra le celebrità con problemi di udito dei nostri giorni ci sono soprattutto i musicisti.

Il caso di Sting è uno dei più noti: l’ex cantante dei Police ha reso pubblica la sua condizione già nel 1995 ed è impegnato in diverse campagne di sensibilizzazione sul calo dell’udito e sulla prevenzione uditiva. Così come Beethoven, anche Sting non va molto d’accordo con gli apparecchi acustici, che usa poco e in modo discontinuo (rendendoli così poco efficaci).

Anche Phil Collins ed Eric Clepton soffrono di ipoacusia, mentre il rapper Caparezza dal 2015 convive con l’acufene, quel fastidioso fischio nelle orecchie che avverte anche quando non c’è nessuna fonte ad emetterlo. E proprio a questo disturbo uditivo Caparezza ha dedicato un brano, Larsen, in cui racconta la sua vita di “prigioniero” di quel fischio senza tregua.

Altre celebrità con problemi di udito, appartenenti questa volta al mondo di Hollywood sono William Shatner, Woohopi Goldber, Halle Barry e Jodie Foster.

Quest’ultima in particolare rappresenta il caso in cui una persona con ipoacusia riesce ad accettare il problema, a prenderne consapevolezza e decidere di indossare quotidianamente gli apparecchi acustici, ottenendo buoni risultati.

 
nonni con problemi di udito

Nonni con problemi di udito: come spiegarlo ai bambini

I nonni con problemi di udito sono moltissimi. L’ipoacusia infatti colpisce soprattutto le persone da 60 anni in su che, con molta probabilità, sono nonni e hanno dei nipotini.

Spesso, è proprio l’interazione con i nipoti che può svelare un calo dell’udito nascosto. Le voci dei bambini infatti sono più acute e squillanti di quelle degli adulti e, come ben sappiamo, l’ipoacusia colpisce dapprima le alte frequenze, quindi proprio i suoni acuti. Può capitare che i nonni chiedano spesso ai nipoti di ripetere ciò che hanno appena detto perché non sono riusciti a capirlo la prima volta.

I nipoti che passano molto tempo a casa dei nonni potrebbero accorgersi anche di altri campanelli d’allarme che agli adulti possono sfuggire. Ad esempio, possono notare la tendenza dei nonni ad alzare troppo il volume della Tv quando guardano insieme i cartoni, oppure il fatto che non sentono squillare il telefono.

Davanti a situazioni del genere i bambini, curiosi per natura, possono essere portati a chiedere il perché di questo “strano” comportamento del nonno. Ed è compito dei genitori spiegare loro con parole semplici in cosa consiste la perdita uditiva e cosa si potrebbe fare per aiutare il nonno.

I nipoti possono aiutare i nonni con problemi di udito ad affrontare il loro problema


I bambini, oltre ad individuare più facilmente i campanelli d’allarme, possono anche rappresentare, per i nonni, uno stimolo ad affrontare il problema.

Le persone con ipoacusia hanno infatti la tendenza ad ignorare il loro problema uditivo e a nasconderlo a familiari e amici. Hanno paura di essere giudicati troppo vecchi, di essere presi in giro per via degli apparecchi acustici e di essere considerati inutili. Questo vale soprattutto per i nonni con problemi di udito che, grazie ai nipotini, ritrovano buonumore ed energia e, per colpa del calo uditivo, hanno paura di perderli.

Proprio per questo è importante affrontare l’argomento ipoacusia con il nonno, anche in presenza del nipotino. In questa occasione si può spiegare ad entrambi che il calo dell’udito non è una cosa di cui vergognarsi, ma una condizione fisiologica naturale, e che portare gli apparecchi acustici non lo farà sembrare il nonno più vecchio, ma gli permetterà di godersi al meglio le giornate in compagnia del suo nipotino.

Possono essere proprio i nipoti, così bravi con smartphone e tablet, a mostrare al nonno le foto degli apparecchi acustici di ultima generazione, così piccoli e discreti, e di paragonarli magari alle loro cuffiette wireless di cui vanno tanto fieri. I più grandicelli possono anche accompagnarlo ad effettuare un controllo dell’udito, che nei nostri centri acustici è totalmente gratuito.

I nipotini possono essere davvero la chiave giusta per aiutare i nonni con problemi di udito.
cuffie

Cuffie a padiglione o auricolari: quali sono le migliori per ascoltare la musica senza danneggiare l’udito

Le cuffie sono diventate un accessorio tecnologico quasi indispensabile per ognuno di noi. Qualche anno fa si utilizzavano soltanto per ascoltare la musica o per parlare brevemente al cellulare mentre si era alla guida, ma oggi, a causa della pandemia, sono diventate necessarie per riunioni di lavoro, sedute di laurea e videolezioni.

Con un paio di cuffie a testa (e un dispositivo a testa a cui collegarle), una famiglia può seguire separatamente una call di lavoro, una lezione di storia alle scuole medie e guardare una serie tv, tutto nella stessa casa, senza (quasi) disturbarsi a vicenda.

Nonostante negli ultimi mesi le cuffie siano state utilizzate più per necessità che per motivi di svago, il loro utilizzo principale è sempre quello di fruizione della musica, soprattutto tra i giovani. Tuttavia, un utilizzo scorretto di questi accessori può comportare gravi problemi uditivi: secondo una stima dell’UE, circa 10 milioni di persone rischiano la perdita dell’udito a causa di un uso improprio delle cuffie.

Quindi le cuffie sono dannose per l’udito? No, ma bisogna usarle correttamente. L’OMS consiglia di seguire la regola del 60:60, ossia sessanta minuti di utilizzo al 60% del volume. È necessario infatti fare una pausa per far riposare le orecchie di tanto intanto. Inoltre, per ascoltare la musica ad un volume adatto e goderci ugualmente ogni sfumatura sonora, vi consigliamo di acquistare un modello non troppo economico, che non vi costringa ad alzare il volume oltre il necessario per sentire meglio.

Un’altra domanda alla quale vogliamo rispondere è la seguente. Meglio le cuffie a padiglione o gli auricolari? Ecco i pro e i contro.

Cuffie a padiglione: vantaggi e svantaggi


Le cuffie a padiglione sono quelle che coprono interamente le orecchie e vengono utilizzate soprattutto per ascoltare la musica e, negli ultimi anni, per il gaming, ossia per giocare ai videogiochi online. Spesso infatti sono dotate di microfono incorporato.

I modelli più costosi sono progettati per risultare confortevoli anche dopo diverse ore di utilizzo, perché hanno un design ergonomico e l’imbottitura di qualità che non preme sulle orecchie. A livello di trasmissione del suono sono migliori dei modelli auricolari poiché il suono viene trasmesso alle orecchie in modo uniforme, come avviene quando non si utilizzano le cuffie.

Inoltre, proprio perché avvolgono tutto l’orecchio, coprono parzialmente anche i suoni esterni e in questo modo non è necessario alzare troppo il volume per riuscire a godersi la musica.

A livello di svantaggi, non si può certo negare che queste cuffie siano ingombranti e poco pratiche: è difficile portarle con sé e indossarle quando si è fuori casi. Inoltre, non tutte sono dotate di microfono, e pertanto non sono utilizzabili per le telefonate.

Auricolari: vantaggi e svantaggi


Le cuffie auricolari sono quelle che si inseriscono direttamente all’interno delle orecchie. Sono perfette per chi viaggia o è spesso fuori casa, perché hanno un ingombro minimo. Gli ultimi modelli sono piccolissimi e, soprattutto, wireless, cioè senza fili. Nonostante siano così piccole, sono un vero e proprio concentrato di tecnologia, studiato per offrire un ascolto ottimale sia della musica che delle conversazioni telefoniche. Tuttavia, proprio la natura del modello, ossia il fatto che va inserito all’interno dell’orecchio, risulta dannoso per l’udito, perché il suono viene trasmesso direttamente all’interno del canale uditivo.

Ecco perché consigliamo di preferire, quando possibile, l’utilizzo di cuffie a padiglione, e di seguire sempre i consigli che vi abbiamo lasciato all’inizio dell’articolo.
app per inquinamento acustico

App per inquinamento acustico: cosa sono e a cosa servono

Il numero di app che abbiamo installato sul nostro cellulare è in continua crescita, dato che sono sempre di più i campi in cui queste applicazioni possono semplificare diversi aspetti della nostra vita. Si pensi ad esempio alle app delle banche, che consentono di effettuare diverse operazioni bancarie con pochi clic, o alle nuove app di bar e ristoranti che consentono di sfogliare il menu e ordinare in pochissimi minuti.

Una tipologia di app che però dovremmo avere tutti sullo smartphone e che permette di salvaguardare la nostra salute uditiva sono le app per inquinamento acustico, ossia applicazioni che misurano il volume dei suoni intorno a noi, avvisandoci quando siamo alla soglia critica.

Inquinamento acustico


Ma che cos’è l’inquinamento acustico? Secondo la definizione fornita dalla legge n 447 del 1995 è “l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocar fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana”. In parole povere, si parla di inquinamento acustico quando c’è troppo rumore che può danneggiare la salute, non solo quella uditiva.

Le principali fonti di questo rumore sono il traffico cittadino e i mezzi di trasporto. Si pensi ad esempio al rombo delle moto e ai clacson, ma anche ai tremi che attraversano la città o agli aerei che sorvolano a bassa quota i centri abitati. Tutti questi suoni peggiorano la qualità della vita e sono pericolosi per l’udito.

Ma i rumori dannosi sono presenti anche in casa: volume della tv o dello stereo troppo alto, elettrodomestici come aspirapolvere, frullatore e tosaerba sono solo alcuni di rumori a cui sottoponiamo ogni giorno il nostro udito.

E infine, bisogna tener conto dell’inquinamento acustico sul luogo di lavoro. Non si fa riferimento solo ai lavori tradizionalmente dannosi per l’udito, come quelli in fabbrica (in questo caso i dispositivi di protezione obbligatoria dovrebbero ridurre drasticamente i rischi), ma anche ad altri tipi di contesti lavorativi, come bar, locali notturni, centri commerciali e call center.

L’inquinamento acustico, come dicevamo, può causare problemi uditivi come ipoacusia e acufene, ma anche problemi psicologici, difficoltà ad addormentarsi, peggioramento della qualità del sonno e aumento dello stress. Ecco perché è importante monitorare la qualità dell’ambiente sonoro intorno a noi.

Le migliori app per inquinamento acustico


Per farlo si possono utilizzare le app per inquinamento acustico, ossia applicazioni per smartphone che misurano il livello del suono in un determinato ambiente e indicano se si è vicini alla soglia critica.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha fissato a 65 dBl il livello massimo di intensità sonora durante il giorno e a 55 dBl quello durante la notte. Ecco quali sono le migliori app per inquinamento acustico.

  • Sound Meter: permette di ottenere dati sul rumore in modo completo e accurato e avvisa quando viene superata la soglia critica reimpostata.

  • Sound Analyzer App: trasforma lo smartphone in un Sound Level Meter (SLM) e in un Real time Audio Analyzer (RTA) e mostra i parametri di suono attraverso grafici completi ma semplici da leggere.

  • Decibel X: possiede misurazioni precalibrate altamente affidabili, supporta ponderazioni in frequenza e permette di sovrapporre i grafici ottenuti alle foto dell’ambiente dove si è effettuata la misurazione.


Volete scoprire quanto è rumorosa la vostra camera o il vostro bar preferito? Scaricate una di queste app per inquinamento acustico e prendetevi cura del vostro udito.
pulire le orecchie dei bambini

Come pulire le orecchie dei bambini

Prendersi cura del proprio udito comincia da una corretta igiene delle orecchie. Ciò vale per gli adulti, ma anche per i bambini. Anzi, è importante che i vostri figli imparino a pulirsi correttamente le orecchie, proprio come imparano a lavarsi i denti prima di andare a dormire: fa li aiuterà ad acquisire una routine difficile da dimenticare. Ma come pulire le orecchie dei bambini?

Il primo consiglio sulla corretta pulizia delle orecchie dei bambini è quello di ridurre al minimo l’utilizzo dei cotton fioc e adoperarli solo per la pulizia del padiglione esterno. Infilando i bastoncini di cotone all’interno del condotto uditivo si corrono infatti molteplici rischi:

  • lacerazione della membrana timpanica

  • formazione di un tappo di cerume

  • infezione del condotto uditivo


Basta infatti un movimento brusco, un sobbalzo o una scarsa manualità e si rischia di danneggiare seriamente l’udito. Questo vale soprattutto quando a maneggiare i cotton fioc sono i bambini, ma anche gli adulti dovrebbero fare molta attenzione.

Come sopperire allora alla mancanza dei cotton fioc? Con le dita! Sembrerà strano, ma il modo più sicuro di pulire le orecchie dei bambini (e degli adulti) è proprio quello di utilizzare le dita. Quando fate la doccia o quando lavate il viso a mattino è buona abitudine lavare anche le orecchie. Basta un po’ di acqua e un sapone delicato.

Altre buone abitudini per pulire le orecchie dei bambini


Un’altra buona abitudine è anche quella di non lasciare le orecchie bagnate ma di asciugarle sempre con un asciugamano. Se il vostro bambino dovesse avere sensazione che qualche gocciolina d’acqua gli sia entrata nelle orecchie, potete asciugare il condotto uditivo con l’aria tiepida del phon. Questo gesto è molto utile, soprattutto per i piccoli nuotatori, che vanno in piscina tutto l’anno e sono più esposti al rischio di mal d’orecchio e otite.

Oltre a quello dei cotton fioc, è opportuno sfatare anche il mito delle gocce auricolari emollienti. Al contrario di quanto si pensi, non vanno usate tutti i giorni per la pulizia quotidiana, ma solo in presenza di un tappo di cerume. Sono infatti prodotti oleosi ed emollienti, e non sono efficaci per la pulizia, ma sciolgono il cerume accumulato. In genere, è il pediatra a prescriverne l’utilizzo e anche il corretto dosaggio.

Diversi sono gli spray auricolari specifici per l’igiene delle orecchie. Contengono acqua d mare microbiologicamente controllata, e hanno un beccuccio adatto per pulire le orecchie dei bambini, più piccole e sensibili.
mascherina e problemi di udito

La mascherina ha contribuito a svelare i problemi di udito

È più di un anno ormai che vige l’obbligo di indossare la mascherina: a scuola, sul luogo di lavoro, per strada, nei negozi. E se all’inizio spesso la dimenticavamo ed eravamo costretti a tornare a casa per recuperarla, adesso invece ci siamo abituati e non usciamo mai senza.

Quello a cui forse non siamo ancora abituati però è il fatto che la mascherina ha contributo a svelare tantissimi casi di problemi uditivi che, senza di essa, sarebbero stati ignorati per anni. Sappiamo bene quanto sia dannoso trascurare il calo uditivo. Più a lungo la mente viene privata dei suoni, più velocemente invecchia e diventa difficile riacquistare la capacità di sentire di nuovo bene.

Ma come mai la mascherina ha contribuito a svelare i problemi di udito? In primo luogo perché sono cambiate le regole della comunicazione: distanziamento, minor utilizzo della gestualità e della mimica facciale. Il secondo luogo perché la mascherina riduce effettivamente il volume della voce.

La mascherina attenua la voce e nasconde il labiale


Anche chi non ha problemi di udito infatti non può non aver notato che la mascherina attenua la voce. Secondo i dati infatti le normali mascherine chirurgiche, quelle che indossiamo un po’ tutti, abbassano il volume della voce di circa 4 dBl. Le FFP2 invece offrono sì una maggiore protezione, ma possono ridurre la voce anche di 12 dBl. 

A ciò si aggiungono anche la distanza interpersonale minima di 1 metro e le barriere di plexiglass che spesso ci sono negli uffici e nei luoghi pubblici, e che rendono ancora più difficile la comunicazione.

Tuttavia, proprio perché l’abbassamento della voce è una conseguenza oggettiva dell’uso della mascherina da parte dell’interlocutore, non può essere considerato un indizio primario di un calo uditivo.

Il vero motivo per cui la mascherina ha “smascherato” tanti problemi uditivi è che copre le labbra, impedendoci di leggere il labiale.

Tutti, anche se in modo involontario, seguiamo il movimento delle labbra per aiutare l’udito a percepire bene tutte le parole di una conversazione. Se, venendo meno la lettura del labiale, ci rendiamo conto di non cogliere bene ogni parola, allora ecco che vengono alla luce le difficoltà uditive.

In questo caso, vi consigliamo di effettuare un controllo dell’udito gratuito presso uno dei nostri centri acustici.
acufene e apparecchi acustici

Acufene e apparecchi acustici: una terapia che funziona?

Nel precedente articolo sull’acufene, abbiamo spiegato come la terapia più efficace contro questo fastidiosissimo disturbo dell’orecchio sia la TRT (Tinnitus Retraining Therapy). Tale trattamento prevede sedute di counseling per “educare il cervello” ad ignorare il fischio o ronzio nelle orecchie, insieme all’arricchimento sonoro. L’ascolto di suoni bianchi infatti aiuta a ridurre la percezione dell’acufene. Ma qual è il legame tra acufene e apparecchi acustici?

Molte persone che soffrono di tinnitus hanno anche una perdita uditiva. Anzi, il tinnitus risulta ancora più amplificato rispetto agli altri suoni, quelli che davvero si vorrebbero ascoltare, e ciò aumenta lo stress e il disagio di chi soffre di acufene.

Gli apparecchi acustici possono aiutare ad affrontare entrambi i problemi. Infatti possono amplificare i rumori ambientali e quelli della natura, distogliendo l’attenzione del fischio nelle orecchie. Inoltre, grazie a specifici programmi installati negli apparecchi acustici di ultima generazione, è possibile regolare i suoni in entrata e in uscita per alleviare il fastidio dell’acufene. Si tratta della funzione di mascheramento dell’acufene, e diventa sempre più personalizzabile e sempre più sofisticata.

L’intervento di un professionista è fondamentale


Tuttavia, la cosa davvero importante, quando si parla di acufene e apparecchi acustici, non è tanto il modello o la tecnologia del dispositivo, quanto il ruolo svolto dall’audioprotesista.

L’acufene infatti, forse molto più del calo uditivo, è molto debilitante e provoca in chi ne soffre una fortissima condizione di stress. Il ruolo dell’audioprotesista, prima ancora di ideare un percorso terapeutico, è quello di rassicurarlo e fornirgli corrette informazioni.

Prima di recarsi presso un centro acustico, il paziente con acufene avrà di sicuro effettuato ricerche per proprio conto, provato soluzioni “fatte in casa”, come l’ascolto di playlist di suoni della natura. Avrà dovuto fronteggiare la dura realtà, e cioè che dall’acufene non si può guarire. Sarà di conseguenza scoraggiato.

Un buon audioprotesista dovrà sì confermare questa realtà, ma anche spiegargli che è possibile convivere con l’acufene e tornare ad avere una vita normale. Mostrare empatia e gentilezza in questa fase del percorso è fondamentale per il benessere del paziente. Siccome gli interventi sull’acufene sono anche di natura psicologica, instaurare un legame di fiducia con il proprio audioprotesista è indispensabile.

Anche nella scelta del modello, è l’audioprotesista ad avere l’ultima parola. In questo caso entrano in gioco le sue competenze, la sua conoscenza della problematica e degli apparecchi acustici. Sebbene molti modelli di ultima generazione abbiano delle funzioni per il mascheramento o trattamento dell’acufene, non sono tutti uguali.

Per ogni dubbio su acufene e apparecchi acustici puoi rivolgerti agli audioprotesisti dei Centri Favale&Gaburro.
TRT (Tinnitus Retraining Therapy)

Cos’è la TRT (Tinnitus Retrianing Therapy): la terapia efficace contro l’acufene

La TRT (Tinnitus Retraining Therapy) è attualmente uno dei trattamenti più efficaci per combattere il fastidio dell’acufene. È stata ideata dal neurofisiologo Pawel J. Jastreboff dopo un attento studio su come si trasmettono i segnali uditivi. Secondo lo studioso infatti, i suoni, prima di essere percepiti a livello cosciente dal cervello, sono sottoposti ad una sorta di filtro. Se il suono è considerato importante, si attiverà una sorta campanello d’allarme, che avvertirà il cervello dell’arrivo di una comunicazione importante o di un pericolo imminente. Se invece il suono non è considerato importante, viene attenuato, e il cervello lo ignora.

L’acufene è considerato un suono pericoloso, quindi il nostro cervello non lo esclude, anzi, ci presta particolarmente attenzione. Ecco perchè è difficile concentrarsi su altro, conversare, studiare o semplicemente addormentarsi.

Con la TRT (Tinnitus Retraining Therapy) è invece possibile fare in modo che l’acufene diventi un rumore secondario, senza importanza, che può essere ignorato.

Come funziona la TRT (Tinnitus Retraining Therapy)


La TRT (Tinnitus Retraining Therapy) si basa sul ricondizionamento del cervello. Il suo scopo è quello di rieducare la mente a non percepire l’acufene come un suono importante. E per farlo sfrutta due fattori essenziali:

  • l’arricchimento sonoro

  • il supporto psicologico


L’arricchimento sonoro è possibile grazie all’uso di apparecchi acustici. Questi dispositivi riproducono rumori bianchi, ossia suoni continui e neutri, che coprono tutti gli altri suoni e aiutano il cervello a rilassarsi. Con il passare del tempo, il fischio dell’acufene verrà assimilato a questi suoni, e quindi ignorato.

Tuttavia, non basta coprire il ronzio o far finta che non esista. È importante avere accanto una figura di supporto psicologico che aiuti ad affrontare il problema dell’acufene. Spesso infatti, all’acufene sono legati forti sensazioni di ansia, stress, nervosismo e insonnia. Il consulente ha il compito di aiutarvi a gestire le emozioni negative derivanti dall’acufene, aiutando così il processo mentale che porterà a registrarlo come un suono non importante.

Quanto dura il trattamento


La durata del trattamento dipende ovviamente dalla gravità dell’acufene, e dalla presenza di eventuali disturbi ad esso collegati. In genere però si va dai 3 ai 9 mesi, un periodo di tempo durante il quale l’acufene di certo non sparirà, ma diventerà sempre meno fastidioso.

È bene sottolineare infatti che la TRT (Tinnitus Retraining Therapy) non guarisce dall’acufene (purtroppo attualmente non esiste nessuna cura farmacologico o chirurgica a questo problema uditivo), ma aiuta a ritrovare uno stile di vita normale e sereno.

La sua efficacia è duratura nel tempo: una volta che il cervello avrà imparato a considerare l’acufene come uno stimolo sonoro privo di interesse, questo traguardo durerà a lungo. Diversi studi hanno dimostrato che la TRT (Tinnitus Retraining Therapy) è efficace sulla lunga durata in oltre l’80% dei pazienti affetti da acufene.
attività sportiva con gli apparecchi acustici

Fare attività sportiva con gli apparecchi acustici

Le persone che soffrono di ipoacusia si sentono spesso limitate nella loro quotidianità: hanno difficoltà a relazionarsi con gli altri, a guardare la TV in compagnia, a guidare e anche a fare attività sportiva. Tuttavia, grazie gli apparecchi acustici è possibile ritornare ad avere una vita serena e a svolgere con sicurezza a tutte le attività quotidiana. Nonostante ciò, ci sono ancora molti timori quando si parla di fare attività sportiva con gli apparecchi acustici.

La preoccupazione principale è ovviamente quella di non danneggiare gli apparecchi acustici o di non smarrirli. Quando si praticano sport di squadra infatti potrebbero capitare situazioni di contatto involontario. Oppure, negli sport con la palla, quest’ultima potrebbe danneggiare gli apparecchi acustici. Ecco perché molti sportivi scelgono di non indossare le loro protesi mentre si allenano o gareggiano.

In questo modo però gli atleti perdono comunicazioni importanti come quelle con l’arbitro, l’allenatore o i compagni di squadra. Fare allenamento senza apparecchi acustici potrebbe anche rivelarsi pericoloso quando si fa sport all’aperto. Correre o fare jogging senza avere una chiara percezione dei suoni che ci circondano infatti non è una scelta saggia.

Chi soffre di ipoacusia deve dunque rinunciare allo sport e al benessere fisico? No, perché fare attività sportiva con gli apparecchi acustici è possibile. Basta seguire alcuni piccoli consigli.

Consigli per fare attività sportiva con gli apparecchi acustici


Il primo suggerimento per fare attività sportiva con gli apparecchi acustici in tutta sicurezza è quello di indossare una fascia tergisudore. Vi aiuterà a sentire gli apparecchi acustici più al sicuro, sia perché li mantiene stabili sia perché li protegge dal sudore. In inverno, se fate jogging o attività sportiva all’aperto, potete sostituire la fascia con un cappellino.

Tenete conto però che il problema di “perdere” gli apparecchi acustici è quasi inesistente quando si parla di endoauricolari.

Il secondo suggerimento è quello di deumidificare gli apparecchi acustici dopo l’attività sportiva. Il sudore infatti potrebbe danneggiare il microfono o il ricevitore. Per questo vi consigliamo di asciugare sempre con un panno i vostri dispositivi appena finito di fare moto. Di sera, quando non li usate, sistemateli nell’apposito bicchiere deumidificatore.

Il terzo suggerimento riguarda il vostro rapporto con gli apparecchi acustici. Non dovete mai vergognarvi di portali, anzi: è importante che i vostri compagni di squadra e l’allenatore sappiano che li indossate, così da fare più attenzione nell’evitare contatti. Gli apparecchi acustici vi aiutano a migliorare i rapporti e la comunicazione con i vostri compagni e la percezione di quello che accade intorno a voi, anche se soffrite di ipoacusia. Come sostengono anche gli specialisti dell’udito, apparecchi acustici e sport non sono affatto incompatibili.
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